Spiriti inquieti
Piove sulle tristi terre di Tepest.
I nostri si mettono in viaggio prima dell'alba per raggiungere Kellee e se la prima traversata della foresta è stata una gincana per schivare le frecce degli hobglobin, questa volta non sono le pallide creature a tenere il gruppo all'erta, bensì un pericolo alto circa 8 o 9 metri. Dal fitto degli alberi, un gruppo di cervi sta fuggendo da una creatura umanoide che impugna un troco come se fosse un bastoncino in mano ad un bambino. Il gigantesco essere si fa largo tra le piante secolari e attraversa la radura sotto (o sopra vista l'altezza) gli occhi increduli (e preoccupati) dei nostri giovani avventurieri.
Un inizio di giornata niente male.
Fortunatamente, il resto del viaggio è tranquillo e nel giro di sei ore le casette bianche di Kellee fanno la loro comparsa oltre il ponte di pietra che attraversa il fiume. Ponte guardato a vista da quattro soldati (due scappati di casa e due armigeri più credibili) che controllano chi entra e chi esce dal paese.
Il timore di trovarsi di nuovo davanti a un branco di ignoranti fanatici pronti a mettere sul rogo il primo malcapitato mago, fa sì che Zephiro cerchi conforto in Oliver: tendergli la mano è il primo passo, ma Oliver sarà così sveglio da capire il messaggio? Tutto il semipiano trattiene il fiato nella speranza che il biondo cacciatore si dia una svegliata.
Le persone qui sono vagamente meno ostili rispetto a Viktal e nonostante la diffidenza iniziale, lasciano che il gruppo capitanato da Sir Sigmund entri in città senza problemi.
La prima tappa è il tempio di Kellee, che si presenta in pessime condizioni a causa di un fulmine che ha incendiato l'edificio. All'interno, una donna in abiti talari cerca di contenere i danni della pioggia coprendo le sculture e posizionando catini per impedire che l'acqua piovana rovini ulteriormente il luogo sacro. Non che ci sia rimasto molto da rovinare, in vero.
La donna si chiama Tala e sembra felice di vedere un fratello della chiesa di Ezra, ma è un po' meno contenta di parlare di Bryonna e dell'Inquisitore. Dopo aver preso il discorso alla lontana e aver dato un colpo al cerchio e uno alla botte, i nostri eroi riescono a far cedere la donna che racconta di come Bryonna, che a detta sua è una ragazza gentile, sia stata accusata di essere un folletto da Marla, una vecchia del luogo molto amica di Wyan. Tala indica al gruppo dove abitano il cacciatore Leobe e Rima, la donna vistana che ha cresciuto Bryonna, spiegando che molto probabilmente loro faranno il possibile per aiutarli a scagionare la ragazza.
Fermata una stanza in locanda, si parte alla volta della casa di Leobe, una piccola abitazione all'apparenza disabitata poco lontana dalla città.
L'uomo non sembra ben disposto a parlare (che novità), ma Oliver riesce a farsi ascoltare e, fatto il nome di Bryonna, Leobe cambia atteggiamento. Sinceramente preoccupato per la ragazza, racconta del timore di Marla per i folletti e delle sue accuse verso la giovane. L'uomo aveva anche provato a farsi ascoltare dall'Inquisitore, ma i suoi modi bruschi non hanno aiutato la conversazione e il cacciatore è stato allontanato da Victal.
L'uomo pensa che Rima possa essere più di aiuto, quindi il gruppo si rimette in marcia, questa volta verso il sentiero che si arrampica su per la montagna.
La vista dall'alto del monte lascia senza fiato, soprattutto perchè da lassù è possibile vedere quel particolare fenomeno di cui hanno parlato sia Talia che Wyan: da sud a ovest un enorme crepaccio si snoda lungo il terreno, una ferita lunga miglia e miglia da cui si alza una nebbia densa e fitta che ha preso il posto delle regioni di Markovia e G'henna.
Secondo Wyan tutto ciò è colpa dei folletti, ma come possono delle creature, anche se magiche, fare qualcosa di simile?
Un'altra domanda a cui forse non si troverà risposta. Almeno non per il momento.
Alla fine del sentiero ci si aspetterebbe di vedere una casa, invece Rima abita in una grotta. Un riparo sul fianco della montagna, illuminato da un grazioso falò su cui danzano delle minuscole creaturine luccicanti, piccoli omini con ali trasparenti e occhi scintillanti. Dei folletti dei boschi. Quasi certamente non gli stessi folletti di cui parla tanto l'Inquisitore.
Rima ha volto coperto da un velo, attorno a lei ci sono cuscini e oggetti vecchi e malconci che probabilmente hanno visto giorni migliori e seduto davanti alla donna c'è un uomo, intento a fissare le carte che la vistana sta leggendo.
I visitatori erano attesi e Ziva e Ludmilla si accomodano nella grotta, mentre Sir Sigmund, Oliver e Zephiro si tengono lontani, almeno in un primo momento. Solo Zephiro sembra non riuscire ad avvicinarsi al luogo.
Rima spiega ai ragazzi che chi può aiutarli è seduto insieme a lei nella grotta: lo spirito lì presente è quello di un uomo di nome Aaron, lo stesso uomo che Ziva ha sognato la notte precedete e lo stesso spirito che ha visto nel lago.
Purtroppo, lontano dal suo corpo Aaron non riesce a ricordare chi è e cosa può fare per Bryonna, ma se il suo spirito troverà pace e si ricongiungerà alle sue spoglie mortali, potrà forse aiutare la giovane a salvarsi dal rogo.
Il prossimo passo, quindi, è portare lo spirito di Aaron al suo corpo, che attualmente giace nell'isola al centro del lago Kronos. Proprio l'isola che si dice sia abitata da un fantasma malvagio. Proprio lei.
Sir Sigmund ha un momento di smarrimento che lo porta a chiedersi se sia giusto o meno aiutare questa anima inquieta, ma essendo al momento l'unica possibile salvezza per Bryonna, dovrà trovare un equilibrio tra ciò che è giusto fare e il suo credo in Ezra.
Tornati alla locanda, Ziva e Ludmilla si prendono un po' di tempo per parlare e la vistana racconta all'amica che è stata Rima ad accudire sua sorella e a proteggerla fino a quattro anni fa, quando Van Richten è tornato a prenderla. Al momento Ziva non può fare molto per la sua famiglia, ma è intenzionata a studiare e a prepararsi, in modo da essere pronta a partire non appena ce ne sarà bisogno. Ludmilla non ci pensa troppo e si fa subito avanti decisa ad accompagnare l'amica; è un viaggio pericoloso, ma meglio essere in due piuttosto che da soli.
La notte passa svelta l'alba sorge insieme al rumore prepotente delle campane che annunciano la messa al tempio, dove Sir Sigmund si prodiga in favore di Bryonna, della verità e della giustizia.
Al termine della funzione, il gruppo si rimette in marcia per tornare a Victal, ma non prima di aver fatto un po' di spese. Ludmilla trova una mappa di Tepest appartenuta ad un cacciatore senza un orecchio, un uomo di Victal con una fissazione per il Calderone, mentre Oliver acquista qualche nuova freccia e Sir Sigmund fa sistemare la sua spada da Avon, un fabbro che a quanto pare è anche un ottimo cocchiere.
Infatti è proprio lui (insieme al cavallo Betulla) che accompagna il gruppo fino a Victal.
(Tutti i mercanti incontrati per la strada racconteranno di questo carro che, lanciato a velocità folle in mezzo al bosco, ha percorso la strada da Kellee a Victal in un terzo del tempo.)
Unica nota negativa del viaggio, l'incontro con un agitatissimo Ivan che, preso dallo sconforto, è andato di persona a controllare che non ci fossero state esecuzioni o roghi in città. Comprensibile, ma molto stupido.
Arrivati al lago, Sir Sigmund riesce a convincere un barcaiolo di nome Utkar ad accompagnarli all'isola, o almeno vicino all'isola. Abbastanza vicino da permettere loro di scendere e fare un paio di bracciate a nuoto e arrivare a terra.
Un cuor di leone.
E in parte non gli si può dare torto, visto quello che si dice di quel luogo.
Ma cos'è questa melodia che si sente in lontananza?






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