Cose che capitano
Eravamo rimasti alla taverna con tre avventori che hanno percorso miglia e miglia di strade pericolose e infide a caccia di un bardo. Ma la verità è che no, i tre stranieri non si erano avventurati nelle nebbie solo per un bardo, o meglio, sì anche per il bardo (che a quanto si dice è finito tra le sottane della fanciulla sbagliata), ma soprattutto perchè qualcuno fuori città sembrava essere stato aggredito da degli "strani lupi" ed era necessario l'intervento di persone esperte.
Sembra proprio che da un mese a questa parte, siano capitate diverse cose strane attorno e dentro a Mordentshire.
Persone scomparse, ragazzini del porto ritrovati tumefatti e vestiti letteralmente di lividi non fecero così tanto notizia, perchè capitava che la gente scomparisse, come capitava che la gente cadesse in mare da ubriaca, ma nell'insieme, tutti questi elementi iniziavano a suonare davvero sinistri e in sintonia tra di loro. Una canzone un po' troppo macabra anche per un luogo grigio come Mordentshire.
Oltre a questo, i timori del giovane Timoth sembravano trovare sempre più fondamento: una notte, una di quelle belle cariche di nebbia, suo padre il becchino uscì di casa senza far rumore, di fretta, con la tipica andatura di chi ha l'angoscia che scorre nelle vene. Fu furtivo, certo, ma Ludmilla quella notte non riusciva proprio a dormire e si accorse del padre che si allontanava per le strade deserte della città.
Lo seguì per un po', ma era freddo, il buio non le permetteva di vedere bene dove metteva i piedi, e in poco tempo perse di vista la figura frettolosa che si infilava tra i vicoli. L'indomani avrebbe ripercorso la stessa strada per capire in che direzione fosse andato l'uomo.
Tornata a casa al caldo, il fratello maggiore era lì ad attenderla con brutte notizie: era certo che il padre fosse finito in un gran brutto affare. Brutto come ricevere soldi in cambio di cadaveri freschi o da poco stesi nel camposanto.
In piazza nessuno parlava della miniera, del crollo, di Sven.
Come se fosse qualcosa di normale e lo sarebbe stato davvero se i nostri giovani esploratori non si fossero imbattuti in canti, tamburi e uomini incappucciati che trascinavano corpi lungo i tunnel tortuosi sotto la montagna.
Oliver, Ziva e Ludmilla parlarono con Calliros e le guardie per sapere se avessero visto Sven (naturalmente lo fecero con indosso le loro migliori faccine innocenti) e fu allora che qualcosa si mise in moto.
Qualcuno iniziò a cercare il ragazzo, qualcuno fece domande, ma ciò che si scoprì fu solo che "la corda che reggeva lo spaccapietre aveva ceduto e lui era precipitato."
Questo si diceva.
Un incidente. Uno sfortunato incidente. Cose che capitano.
Ma allora perchè Baern Manled il becchino sembrava così turbato?
Cosa sapeva il padre di Ludmilla e Timoth?
Quanto e come era coinvolto nella questione?
A chi servivano dei cadaveri?
I ragazzi erano certi che il poveretto fosse solo una marionetta, ma chi aveva la possibilità di tenere stretto in pugno un uomo?
Chi lo ricattava, se non qualcuno di potente?
E cosa aveva a che fare con la miniera?
Tante domande e troppe poche risposte. Certo, era tutto in qualche modo collegato, ma il dipinto generale non era chiaro.
Si mossero comunque, i cinque ragazzini, per seguire la strada percorsa nella notte dal becchino e quello che trovarono fu certamente sorprendente: in una vecchia casa abbandonata, non lontana dalle mura cittadine, era stato allestito un sistema di carrucole per poter sollevare agilmente sacchi, casse, carriole... e indovinate un po', corpi.
Un ponteggio fatto di assi permetteva di raggiungere senza fatica le mura e con il favore della notte e della nebbia, sarebbe stato facilissimo scavalcare la cinta e arrivare dall'altra parte.
Ecco come uscivano dalla città i cadaveri.
Ma perchè?
C'erano solo domande in quelle cinque testoline.
E davanti a loro tanti fili ben ingarbugliati che conducevano tutti alla stessa matassa.


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