Il mistero della carriola
Cosa ci fa una carriola in mezzo alla brughiera, sul limitare del bosco?
Perchè è lì? Chi gliel'ha portata?
Ma soprattutto, cosa ha a che fare con i ragazzini di Mordentshire?
Forse più di quanto possa sembrare ad un occhio poco attento... ma andiamo con ordine.
Non capitava più tanto spesso che Sven si accompagnasse ai ragazzini della città, ormai aveva 16 anni, era un uomo fatto e finito, ma qualche volta coinvolgeva i due fratelli Madden in attività non proprio trasparenti. Capiamoci, Sven non era una cima, ma non si poteva dire che non fosse un buon lavoratore; diciamo che aveva anche lui i suoi piccoli giri nell'ombra e questi giri, spesso, coinvolgevano i fratelli Fergus e Konrad.
Certo, tutti quei marmocchi rischiavano di perdersi, farsi male, cadere in un buco, ma non sarebbe stata sua responsabilità: per quanto lo riguardava, loro non erano lì, non ce li aveva portati lui, quindi non erano fatti suoi. Aveva chiesto loro un ramino per entrare nelle grotte, ma che c'era di male, i suoi erano solo affari.
Naturalmente, nulla di quanto sperato da Sven lo spaccapietre andò secondo i piani, perchè al suo arrivo alla miniera trovò non solo Fergus e Konrad, ma anche il resto dei loro amici: Ludmilla seguita dal lamentoso Lamont, Oliver, Ziva, Millicert e Laert.
Era una giornata stranamente luminosa, per quanto priva di un sole davvero visibile (come ogni giorno che gli dei mandavano in terra) e Sven scelse tutto sommato un bel giorno per non fare ritorno a casa.
Eh sì, perchè tra tutti, fu proprio il più grande e grosso a perdersi nel buio della miniera.
Si addentrarono tutti insieme nel tunnel scavato nella roccia, qualcuno con una torcia in mano, qualcun altro armato delle sue ansie e paure, fino a quando Sven non decise di scendere più in basso, per addentrarsi in uno dei cunicoli inferiori per cercare chissà cosa.
Fu lì che il gruppo si divise: lo spaccapietre giù nel tunnel, Konrad, suo fratello Fergus e Laert da una parte e Oliver, Ludmilla, Ziva, Lamont e Millicert dall'altra.
È noto, credo in qualsiasi cultura e paese, che dividersi non è mai una scelta saggia, ma ogni tanto qualcuno se lo dimentica e pecca un po' di superbia.
Ma cosa è successo effettivamente ai nostri giovani esploratori?
Mentre Sven si calava con una corda, Oliver e i suoi amici proseguivano il loro cammino lungo il tunnel principale: una strada semplice, con poche diramazioni che Ziva si prese la briga di segnare incidendo delle frecce sulle pareti di roccia. Trovarono qualche vecchio attrezzo ma poco altro, perchè come dicevo, la strada veniva battuta molto spesso ed era noto che più volte erano state fatte incursioni nella zona.
Avanzavano lentamente, Oliver e gli altri, rallentati da Lamont che per ogni passo in avanti ne faceva tre indietro e da Millicert, che guardava il buio con gli occhi spaventati di un coniglio davanti ad una volpe.
Dall'altra parte, invece, i fratelli Madden erano intenti a coinvolgere nel loro ennesimo piano il giovane Laert, che guardava gli amici con ammirazione e rispetto e si sentiva così fiero di essere diventato uno di loro, un fratello, (ma chissà se era poi vero), da spalleggiarli nel diabolico intento di togliere dai giochi Sven.
Dove "togliere dai giochi", per loro, significava proprio eliminarlo. Farlo sparire.
Per cosa, poi? Per impadronirsi di ciò che Sven stava andando a recuperare, senza avere la minima idea di cosa potesse essere? Dei pochi ramini che aveva in tasca? Perchè no. Di qualcosa bisogna pure campare, direbbe qualcuno.
E mentre Sven si calava nel buio e i fratelli Madden progettavano la fine ultima del "caro amico", Ludmilla convinceva Millicert e Lamont ad aspettare che loro, i ragazzini più grandi, andassero avanti ad esplorare una zona sconosciuta della miniera.
Tra i vecchi cunicoli freddi, i tre giovani ne trovarono uno nuovo, fresco di scavi, con una scala a pioli che saliva verso l'alto. Un'uscita (o ingresso?) creato di recente. Una stranezza? Forse.
Ma non meno strana di un lontano vociare sul fondo di un'ampia caverna, dove rumori indefiniti si mescolavano a strani riverberi di luci sulle pareti di roccia. Come se ci fosse qualcuno, laggiù nel buio, che bisbigliava e parlottava e armeggiava.
Ma erano reali, quei suoni? Oliver lanciò una pietra verso il buio, prima di correre a perdifiato verso l'uscita appena scoperta, trascinando con sè gli amici in una fuga che li portò all'esterno, sul limitare del bosco. (Un gesto avventato o forse inutile, ma quando hai 11 anni probabilmente non ti soffermi troppo a pensare alle tue azioni, se hanno senso o meno.)
Salirono tutti e cinque sugli alberi, cercando di nascondersi tra le fronde e i rami, ma nessuno li aveva seguiti. Nessuno risalì dal buco.
Rimasero a lungo nascosti e in quel tempo di attesa videro due cose ben strane, forse anche più strane dell'ingresso alla miniera così ben occultato: legati a degli alberi c'erano un drappo rosso e uno nero, ricavati da tessuti di buona qualità e sicuramente appartenuti a qualche nobile, viste le tinte ricercate e, abbandonata poco distante, una carriola.
Ludmilla si avvicinò con coraggio all'attrezzo per scoprire al suo interno degli abiti maschili, tunica e camicia, e qualcosa che la lasciò sorpresa: la carriola era quella che usava suo padre per trasportare i morti.
Nel buio della miniera, nel frattempo, i fratelli Madden insieme al fido Laert erano sulle tracce di Sven, ma quando lo trovarono, perchè lo trovarono, il suo corpo era lungo disteso e decorava la terra insieme ad una scia di sangue denso.
Qualcuno o qualcosa aveva sfondato la testa del ragazzo e quel qualcuno o qualcosa non aspettò molto per venire a prendersi l'intero corpo del mal capitato: come se fosse vuoto e senza peso, il cadavere di Sven venne trascinato verso il fondo della miniera e nè Fergus nè Laert poterono fare qualcosa per impedirlo. Konrad non ci pensò nemmeno, a fare qualcosa, anzi, chiamò la ritirata e insieme agli altri due ragazzi corse all'uscita, per risalire il più in fretta possibile verso la (poca) luce del giorno.
Una volta fuori, l'aria fresca schiaffeggiò i loro volti e fu piacevole.
Fu bello anche ritrovare gli altri ragazzi, che con fatica stavano trascinando la carriola del signor Manled con loro; Ludmilla voleva riportarla in città .
Lungo la via del ritorno si scambiarono i dettagli delle rispettive avventure e convennero che "Nessuno di loro era mai stato alla miniera. Avevano giocato nella brughiera, verso il limitare del bosco. Fine."
Non avrebbero di certo potuto spiegare ai rispettivi genitori che avevano pagato Sven per entrare con lui nella miniera e poi quel fesso c'era morto, là dentro. E nemmeno avrebbero potuto spiegare che "qualcosa" aveva portato via il corpo di Sven. Sarebbe stato complicato.
Mentre ripensavano alle cose viste e sentite nei tunnel, una carrozza guidata da una figura con un ampio cappello attraversò la strada diretta a Mordentshire.
Quando attraversarono la porta della città, la carrozza era già sparita e ad attenderli c'erano alcune guardie e il solito Buongusto con il suo sgherro Scarafaggio: due ragazzi svegli ma incredibilmente sporchi e ficcanaso.
Ludmilla si diresse verso casa per riportare la carriola e lì trovò suo fratello maggiore Timoth.
Timoth è il classico bravo ragazzo: dedito al suo lavoro, si fa i fatti suoi e ha a cuore la sorellina e il padre. Ed è proprio Timoth a confessare a Ludmilla che, forse, il genitore si è messo in un guaio. O forse no, forse sta solo facendo affari, ma negli ultimi giorni è strano, preoccupato, assente.
Forse sono solo cose da adulti, ma Ludmilla non riesce a togliersi dalla testa quella maledetta carriola, i drappi colorati e quella stupida miniera.
E mentre continua a pensare a quel che è accaduto, i piedi la portano alla Taverna, dove il resto del gruppo la attende, ma non ci sono solo loro: seduti ad un tavolo, i tre stranieri della carrozza ascoltano il bardo Sorriso mentre intona una delle sue melodie più tristi.
É bravo Sorriso. Talmente bravo che la sua maestria mette in secondo piano il suo essere elfo, così nessuno lo ha mai allontanato dalla città o si è mai curato più di tanto di lui e delle sue orecchie a punta.Finita la sua esibizione, la straniera al tavolo lo chiama e lo fa sedere. Sembrano conoscersi, ma non sembrano amici.
Davvero quei tre sconosciuti hanno attraversato la nebbia e la brughiera per un bardo?




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