Le Mele ci guardano
È una bella fortuna che Mordentshire sia tutto sommato una cittadina piccola, altrimenti i fratelli Madden dovranno presto cambiare scarpe, viste le miglia percorse nelle ultime ore.
Abbiamo lasciato il gruppo alla vecchia casa abbandonata con tante domande in sospeso, ma questo non li ha scoraggiati (forse solo un po') e anzi li ha spinti in diverse zone della città per cercare di recuperare informazioni.
I fratelli Madden, Konrad e Fergus, insieme a Laert, hanno battuto il Porto e la Gilda dei Mercenari a più riprese, ma andiamo con ordine (o almeno proviamoci).
La prima visita al Porto ha aperto diverse strade e fornito non poche informazioni su come girano ramini e parole da quelle parti: Buongusto tiene le redini di un parte degli informatori della zona, mentre l'altro gruppo segue le direttive di Rasshan; non una semplice pescivendola, come potrebbero pensare alcuni, ma una donna d'affari fatta e finita.
Buongusto vorrebbe poter contare su Fergus e Konrad (e Laert?), averli tra le fila dei suoi scagnozzi, ricompensandoli naturalmente a dovere, e quale potrebbe essere la miglior dimostrazione di fedeltà dei due (più uno), se non togliere di mezzo proprio Rasshan?
A quanto pare, tra lei e Buongusto non corre buon sangue e il ragazzo sta progettando un colpo di stato in grande stile.
Il giovane si sente anche in dovere di dispensare qualche consiglio (tipo "stare lontano dai tre stranieri della carrozza") e magari reclamare un secondo favore, come trovare qualche informazione su una coppia di boscaioli: i due, marito e moglie, lavoravano nella foresta attorno alla miniera e sembra siano stati proprio loro a notare il crollo di uno dei tunnel e a riferirlo. Forse hanno visto qualcosa che sarebbe stato meglio non vedere?
Probabilmente sì, dal momento che sono scomparsi e che il loro figlioletto è stato ripescato morto e tumefatto giù al molo.
Di nuovo la miniera.
Sempre la miniera.
Anche Ludmilla, Ziva e Oliver hanno fatto qualche passo avanti, nel frattempo, scoprendo da alcune guardie che Sven è "caduto in un profondissimo pozzo e il corpo proprio non si può recuperare"... che gran peccato.
Ma lasciare lì un corpo, senza una degna sepoltura non si fa, è risaputo che dai cadaveri abbandonati nascono i mullo: i morti che camminano, i vampiri.
Facendo leva sulla superstizione delle guardie, i tre ragazzini trovano un aggancio per recarsi dall'uomo di Ezra, il prete del tempio, e chiedere di poter svolgere una funzione commemorativa per Sven.
Una bellissima idea, abbracciata con entusiasmo da Padre Urian, se non fosse che la proposta di recarsi alla miniera per una preghiera gli abbia fatto storcere un po' il naso.
Anche lui sa qualcosa?
Forse ha dei sospetti, perchè con fare gentile e discreto, pone qualche domanda ai tre ragazzini prima di lasciarli andare. E questo è strano, perchè Padre Urian ha già i suoi informatori, sono le Bocche dell'Ombra, o le Mele, come le ribattezzerà Oliver dopo averli visti sgranocchiare il prezioso frutto. Questi ragazzini sono gli stessi al soldo di Calliros, ma il soldato allunga solo ramini, che in tempi come questi fanno meno gola di una bella mela o un pezzo di pane fragrante offerti dalla Chiesa di Ezra.
E così, dopo una scappata al porto, è tempo di una visita di cortesia alla Gilda dei Mercenari.
Due Asce è un pezzo grosso e sembra ben lieto di parlare ai fratelli Madden (molto di più di quanto non lo sia Calliros, per dire) e anzi, si assicura che non vadano al porto, che è un posto pericoloso (capito?).
Ma cosa vengono a sapere Konrad e Fergus? Intanto che un mese fa un uomo è stato lì alla gilda, un uomo vestito con una giubba di pelle scura e borchiata, che ha richiesto due mercenari per farsi accompagnare da una certa parte, pagandoli in anticipo. Ha pagato, si è allontanato per prendere i suoi averi e non ha più fatto ritorno.
Curioso.
Come sono curiose due figure che fanno la loro comparsa al mercato: l'alchimista della città, un vecchio agitato in abiti rossi e il libraio, un altro vecchio con la faccia arrogante dei suoi anni e un vistoso abito rosso e nero... bello infangato sugli orli.
Sono seguiti da un mercenario senza un occhio, un tipo ben poco raccomandabile (e soprattutto non voluto dalla Gilda, come scopriranno più tardi Fergus e il fratello).
E mentre queste nuove pedine salgono sulla scacchiera (o forse si fanno solo avanti), Ziva riceve un messaggio: "Recati alla miniera". Senza firma, ma con il simbolo (sbagliato) del sole di Ezra.
Ora, Ziva è una ragazzina sveglia e soprattutto coscienziosa: sa di non poter rivelare ad anima viva delle sue abilità e conoscenze, tra le quali, il fatto di saper leggere.
Dunque chi può inviarle un messaggio scritto?
Qualcuno di abbastanza vicino alla sua famiglia. Forse.
Il suo cervellino lavora velocemente, ma viene interrotto dalla vista di sua madre Lodovica che si incammina verso casa in compagnia di Calliros.
Occorre seguirli.
Così Ziva, Ludmilla e Oliver si affrettano a raggiungere la casa, che è tra le più distanti dal centro della città e si erge accanto ai campi coltivati.
Dalle finestre sono poche le informazioni che i ragazzi riescono a raccogliere, ma sono fondamentali: La prima informazione è che Lodovica sta aiutando Calliros con le indagini e ha scoperto che le persone attaccate dal famigerato lupo sono, in realtà, state morse da un essere umano.
La seconda è che Calliros pensa che Lodovica e la sua famiglia potrebbero essere in pericolo.
Ma se Calliros teme per Lodovica, forse non teme troppo per Ziva, dal momento che è stato lui a mandarle quel messaggio, quello che dice di andare alla miniera.
La ragazzina approfitta del momento per parlare con la madre, la quale le fa promettere di non andare alla funzione per Sven e soprattutto non avvicinarsi alla miniera.
Nello stesso momento, Fergus e Konrad sono dall'uomo di Ezra per condividere con lui ciò che sanno (o una parte di quello che sanno), e la curiosità del prete è tale, che chiede ai due fratelli se ricordano l'inno sentito... e i due se lo ricordano fin troppo bene.
Cantare un inno blasfemo nella casa di dio non è esattamente una scelta felice e Konrad lo scopre a sue spese, quando un enorme scarafaggio gli esce dalla bocca.
La prontezza di Padre Urian (e una bella dose di acqua santa) riescono a sistemare la situazione abbastanza in fretta, ma ormai è chiaro che quello che sta accadendo è ben più grave di un qualche corpo rubato dalla terra.
Al mercato intanto, Oliver e Ludmilla tengono d'occhio il libraio e lo vedono addentrarsi tra i vicoli con il suo strambo entourage e un ospite... il becchino Manled.
Chiaramente non stanno andando a fare una scampagnata, ma non è chiaro cosa si stiano dicendo: a parte il fatto che il padre di Ludmilla viene sbattuto al muro come fosse un cencio sporco, le voci sono lontane ed è meglio non farsi scoprire.
Mentre Oliver tiene d'occhio la piazza e la sua paranoia verso "le mele che tutto vedono" cresce in maniera esponenziale ogni minuto di più, la ragazzina si aggira per la casa del vecchio, finendo per imbattersi in una cella al piano interrato, una cella che sembra ben chiusa e per fortuna, perchè da dentro arriva uno strano lamento.
Dalla piccola guardiola entra poca luce, è buio ed è difficile capire cosa sia l'essere che si agita all'interno, ma qualcuno c'è e non ha un bell'aspetto: un uomo (o quel che ne resta) con una giubba di pelle scura e borchiata, con occhi vitrei e bava alla bocca come i cani malati si avventa sulla porta, facendo indietreggiare Ludmilla che spaventata corre fuori dalla casa, precipitandosi il più lontano possibile.





Commenti
Posta un commento