In viaggio tra le nebbie
Potrebbe non essere un'impresa semplice quella di annientare un'intera tribù di goblin, ma i nostri non sono contadinotti qualunque: grazie a un ottimo lavoro di squadra e all'aiuto di Ivan, non occorre molto tempo prima che il Capo Goblin e lo Sciamano vengano annientati, seminando il panico tra i loro sottoposti.
Una volta sconfitti i leader della tribù verde, le truppe goblin si ritirano lanciando qualche freccia al grido di "grauga" e abbandonando la strada che conduce a Waterford. I mercanti sono di nuovo liberi di muoversi in tutta sicurezza... almeno si spera.
Perchè a quanto pare, "grauga" è un termine che sta a significare "nemici/traditori", quindi è plausibile che prima o poi quelle bestioline tornino sui loro passi.
Ma non è questo il momento per pensarci, è un futuro ben lontano e il gruppo ha altro per la testa. Mentre Alton recupera alcuni orpelli goblin, Sir Sigmund si occupa di esorcizzare il bastone dello sciamano, un artefatto intriso di magia necromantica. Una pila di cadaverini verdi viene data alle fiamme e un viandante diretto a Waterford si occuperà di avvisare Mordentshire che la strada è di nuovo sicura.
Il viaggio con la carovana ha inizio e a fare compagnia ai giovani eroi ci sono Lana, una vecchietta intenta a bere tè ed Emil, che sembra interessato quasi quanto Zephiro a sapere tutto il possibile sulla tribù goblin. Le collane sembrano riscuotere molto successo, a quanto pare c'è un preciso sistema di intrecci e nodi che, insieme agli orpelli appesi, possono assume un significato piuttosto che un altro. Certamente potrebbe tornare utile sapere come utilizzare questi ninnoli, soprattutto se dovesse presentarsi un'altra "ambasciata" verde.
E mentre Ludmilla e Ziva fanno qualche domanda su Tepest, c'è chi si diletta nell'arte del furto: il riccio Mosè si intrufola nel carro della Rauine e, non visto, porta via un pugnale in argento. Sicuramente un esordio interessante per il piccolo famiglio, ma sarà lui a farne le spese se dovesse venire scoperto, oppure sarà Oliver? Speriamo di non doverlo scoprire.
Il viaggio è tranquillo e la Carovana attraversa lentamente la strada che affianca il paesino di Waterford, città natale di Sir Sigmund, fino ad arrivare ai confini di Mordent, dove la nebbia si alza lieve.
Lì sul confine è Lana a spiegare ai viaggiatori come comportarsi nella nebbia, quanto sia importante restare sul carro e possibilmente esserne in contatto diretto: legarsi con corde e cinghie non serve, una volta che si è entrati nelle nebbie.

Quanto pensi che a Mordentshire la nebbia sia fitta, è evidente che non sei mai stato sul confine e non hai mani nemmeno provato ad attraversarlo.
Densa come burro, lattiginosa nel colore e dal leggero odore di pioggia fresca, la nebbia ti avvolge come un guanto perfetto e non ti è possibile vedere a distanza di due dita dal tuo stesso naso.
Anche se sai di essere seduto accanto a qualcuno, in quel momento è come se fossi solo. Solo in mezzo a una distesa di bianco opprimente.
Quando la nebbia si dissipa un poco, il paesaggio che si apre davanti alla Carovana è contemporaneamente il primo e l'ultimo che Ziva vorrebbe vedere: il passo che si snoda tra le montagne aguzze è opprimente, gelido e sferzato dal vento e mentre la rossa si aggrappa alla mano di Ludmilla, dalla Carovana si alza un vociare agitato e gli uomini iniziano a girare i carri per ritornare nella nebbia nel più breve tempo possibile.
Per un brevissimo istante, tutti hanno visto un'ombra muoversi nel cielo, come un drappo strattonato dal vento o un immenso paio di ali membranose agitarsi nella notte, accompagnate da uno stridio acuto. Per un breve istante hanno toccato il Passo Svalich di Barovia.
La seconda traversata delle nebbie porta la Carovana dritta su una strada che si snoda tra delle belle colline verdeggianti e una fitta foresta; tra gli alberi è facile scorgere luminosi occhi rossi e sagome scure di grandi lupi che si spostano senza curarsi di restare nell'ombra. Gli animali sembrano seguire i movimenti della Carovana che nel procinto di attraversare nuovamente i confini, gioisce nel vedere la nebbia diradarsi un po'. I Vistani ringraziano la Grande Madre che ha concesso loro di spostarsi senza troppe difficoltà fino a raggiungere la loro meta: Tepest.
Riattraversati i confini e abbandonato il territorio che Ziva ha riconosciuto essere Kartakas, il viaggio prosegue attraverso una foresta antica, fitta, con alberi secolari immensi che impediscono alla luce del giorno di toccare il terreno umido.
Vengono accese luci colorate e lanterne a rischiarare la via e mentre la Carovana si muove lenta, iniziano a piovere frecce che si conficcano sui tetti di legno e sui fianchi dei carri.
Dal fitto della foresta diversi occhi fissano i viaggiatori. Figure pallide e snelle si affacciano per scoccare frecce dalle punte in pietra.
Ivan li chiama hobgoblin. Creature senza occhi che infestano i boschi della zona.
Dopo una traversata passata a scudi alzati, finalmente la Carovana raggiunge una radura dove può disporsi a ferro di cavallo e accamparsi.
La Raunie esegue un rituale, crea un cerchio di protezione attorno ai carri e i Vistani iniziano a preparare i fuochi e allestire il campo. Resteranno fino a Luna Nuova e se tutto andrà bene, è possibile che i nostri giovani avventurieri possano richiedere un passaggio fino a Mordentshire.
Intanto, tre giorni sono passati e il tempo a disposizione di Brionna è sempre di meno.
Ivan scorta i ragazzi fino ad un crocevia, dove indica loro la strada per Liara, il paese dove andrà a nascondersi in attesa di buone notizie.
Il gruppo dovrà proseguire da solo, sotto una fitta pioggerellina, fino a una città chiamata Viktal, a sud del lago Kronov.
Attraversare nuovamente la foresta è un susseguirsi di imprecazioni, tentativi di allontanare gli hobgoblin con incantesimi e torce e ancora imprecazioni.
Gli scudi di Alton e Sir Sigmund non bastano e i ragazzi si attrezzano con quel che trovano lungo la strada, tra pezzi di carretti rotti e quel che offre quel luogo dimenticato dagli dei.
Nuovamente fuori dal bosco, il paesaggio è principalmente composto da campi, caprette, ponticelli in sasso, case basse in sasso, capre e ancora campi e contadini.
La strada si snoda fino a Keelee, per poi rigettarsi nella foresta più nera e ancora un volta, i nostri avanzano tra frecce, imprecazioni creative, incantesimi e ottavini suonati per tenere lontani gli hobgoblin, fino a che gli alberi non si fanno più radi e finalmente la cittadina di Viktal si erge poco distante, con i suoi fuochi e le sue sentinelle.

Uno degli incantesimi di Zephiro permette a Sir Sigmund di comprendere la lingua di Tepest e annunciarsi come messaggero di Ezra. Le guardie e i prelati del posto sembrano molto sospettosi e palesemente infastiditi dalla presenza di un mago e gli intimano di non eseguire incantesimo alcuno in loro presenza. Per lui, Ludmilla e Ziva si preannuncia un soggiorno molto impegnativo, perchè a quanto pare nemmeno le donne sembrano essere tenute in grande considerazione in questo luogo.
Sette prelati cantilenanti scortano Sir Sigmund e il suo seguito fino ad una locanda e il tragitto attraverso la città non può essere più strano: richiamati dal canto, tutti i cittadini si affacciano alle porte per guardare con occhi piccoli i nuovi arrivati.
Viktal è proprio un esempio di ospitalità.
I prelati raccontano che una sessantina di anni fa, alcuni folletti hanno distrutto le foreste e due città intere, ed è per questo che non perdono troppo tempo a parlamentare con loro. A quanto pare, l'unico folletto buono è un folletto morto.
Purtroppo è tardi per conferire con Maestro Wyan e la lettera di padre Urian in cui si chiede di posticipare l'esecuzione della giovane Brionna, dovrà attendere.
I nostri si sistemano in locanda e dopo un pasto caldo, si dividono in due piccole stanze, pronti a riposare. Sarà una notte di riposo, oppure qualcosa turberà il sonno dei nostri stanchi e giovani eroi?
Una volta sconfitti i leader della tribù verde, le truppe goblin si ritirano lanciando qualche freccia al grido di "grauga" e abbandonando la strada che conduce a Waterford. I mercanti sono di nuovo liberi di muoversi in tutta sicurezza... almeno si spera.
Perchè a quanto pare, "grauga" è un termine che sta a significare "nemici/traditori", quindi è plausibile che prima o poi quelle bestioline tornino sui loro passi.
Ma non è questo il momento per pensarci, è un futuro ben lontano e il gruppo ha altro per la testa. Mentre Alton recupera alcuni orpelli goblin, Sir Sigmund si occupa di esorcizzare il bastone dello sciamano, un artefatto intriso di magia necromantica. Una pila di cadaverini verdi viene data alle fiamme e un viandante diretto a Waterford si occuperà di avvisare Mordentshire che la strada è di nuovo sicura.
Il viaggio con la carovana ha inizio e a fare compagnia ai giovani eroi ci sono Lana, una vecchietta intenta a bere tè ed Emil, che sembra interessato quasi quanto Zephiro a sapere tutto il possibile sulla tribù goblin. Le collane sembrano riscuotere molto successo, a quanto pare c'è un preciso sistema di intrecci e nodi che, insieme agli orpelli appesi, possono assume un significato piuttosto che un altro. Certamente potrebbe tornare utile sapere come utilizzare questi ninnoli, soprattutto se dovesse presentarsi un'altra "ambasciata" verde.
E mentre Ludmilla e Ziva fanno qualche domanda su Tepest, c'è chi si diletta nell'arte del furto: il riccio Mosè si intrufola nel carro della Rauine e, non visto, porta via un pugnale in argento. Sicuramente un esordio interessante per il piccolo famiglio, ma sarà lui a farne le spese se dovesse venire scoperto, oppure sarà Oliver? Speriamo di non doverlo scoprire.
Il viaggio è tranquillo e la Carovana attraversa lentamente la strada che affianca il paesino di Waterford, città natale di Sir Sigmund, fino ad arrivare ai confini di Mordent, dove la nebbia si alza lieve.
Lì sul confine è Lana a spiegare ai viaggiatori come comportarsi nella nebbia, quanto sia importante restare sul carro e possibilmente esserne in contatto diretto: legarsi con corde e cinghie non serve, una volta che si è entrati nelle nebbie.

Quanto pensi che a Mordentshire la nebbia sia fitta, è evidente che non sei mai stato sul confine e non hai mani nemmeno provato ad attraversarlo.
Densa come burro, lattiginosa nel colore e dal leggero odore di pioggia fresca, la nebbia ti avvolge come un guanto perfetto e non ti è possibile vedere a distanza di due dita dal tuo stesso naso.
Anche se sai di essere seduto accanto a qualcuno, in quel momento è come se fossi solo. Solo in mezzo a una distesa di bianco opprimente.
Quando la nebbia si dissipa un poco, il paesaggio che si apre davanti alla Carovana è contemporaneamente il primo e l'ultimo che Ziva vorrebbe vedere: il passo che si snoda tra le montagne aguzze è opprimente, gelido e sferzato dal vento e mentre la rossa si aggrappa alla mano di Ludmilla, dalla Carovana si alza un vociare agitato e gli uomini iniziano a girare i carri per ritornare nella nebbia nel più breve tempo possibile.
Per un brevissimo istante, tutti hanno visto un'ombra muoversi nel cielo, come un drappo strattonato dal vento o un immenso paio di ali membranose agitarsi nella notte, accompagnate da uno stridio acuto. Per un breve istante hanno toccato il Passo Svalich di Barovia.
La seconda traversata delle nebbie porta la Carovana dritta su una strada che si snoda tra delle belle colline verdeggianti e una fitta foresta; tra gli alberi è facile scorgere luminosi occhi rossi e sagome scure di grandi lupi che si spostano senza curarsi di restare nell'ombra. Gli animali sembrano seguire i movimenti della Carovana che nel procinto di attraversare nuovamente i confini, gioisce nel vedere la nebbia diradarsi un po'. I Vistani ringraziano la Grande Madre che ha concesso loro di spostarsi senza troppe difficoltà fino a raggiungere la loro meta: Tepest.
Riattraversati i confini e abbandonato il territorio che Ziva ha riconosciuto essere Kartakas, il viaggio prosegue attraverso una foresta antica, fitta, con alberi secolari immensi che impediscono alla luce del giorno di toccare il terreno umido.
Vengono accese luci colorate e lanterne a rischiarare la via e mentre la Carovana si muove lenta, iniziano a piovere frecce che si conficcano sui tetti di legno e sui fianchi dei carri.
Dal fitto della foresta diversi occhi fissano i viaggiatori. Figure pallide e snelle si affacciano per scoccare frecce dalle punte in pietra.
Ivan li chiama hobgoblin. Creature senza occhi che infestano i boschi della zona.
Dopo una traversata passata a scudi alzati, finalmente la Carovana raggiunge una radura dove può disporsi a ferro di cavallo e accamparsi.
La Raunie esegue un rituale, crea un cerchio di protezione attorno ai carri e i Vistani iniziano a preparare i fuochi e allestire il campo. Resteranno fino a Luna Nuova e se tutto andrà bene, è possibile che i nostri giovani avventurieri possano richiedere un passaggio fino a Mordentshire.
Intanto, tre giorni sono passati e il tempo a disposizione di Brionna è sempre di meno.
Ivan scorta i ragazzi fino ad un crocevia, dove indica loro la strada per Liara, il paese dove andrà a nascondersi in attesa di buone notizie.
Il gruppo dovrà proseguire da solo, sotto una fitta pioggerellina, fino a una città chiamata Viktal, a sud del lago Kronov.
Attraversare nuovamente la foresta è un susseguirsi di imprecazioni, tentativi di allontanare gli hobgoblin con incantesimi e torce e ancora imprecazioni.
Gli scudi di Alton e Sir Sigmund non bastano e i ragazzi si attrezzano con quel che trovano lungo la strada, tra pezzi di carretti rotti e quel che offre quel luogo dimenticato dagli dei.
Nuovamente fuori dal bosco, il paesaggio è principalmente composto da campi, caprette, ponticelli in sasso, case basse in sasso, capre e ancora campi e contadini.
La strada si snoda fino a Keelee, per poi rigettarsi nella foresta più nera e ancora un volta, i nostri avanzano tra frecce, imprecazioni creative, incantesimi e ottavini suonati per tenere lontani gli hobgoblin, fino a che gli alberi non si fanno più radi e finalmente la cittadina di Viktal si erge poco distante, con i suoi fuochi e le sue sentinelle.
Uno degli incantesimi di Zephiro permette a Sir Sigmund di comprendere la lingua di Tepest e annunciarsi come messaggero di Ezra. Le guardie e i prelati del posto sembrano molto sospettosi e palesemente infastiditi dalla presenza di un mago e gli intimano di non eseguire incantesimo alcuno in loro presenza. Per lui, Ludmilla e Ziva si preannuncia un soggiorno molto impegnativo, perchè a quanto pare nemmeno le donne sembrano essere tenute in grande considerazione in questo luogo.
Sette prelati cantilenanti scortano Sir Sigmund e il suo seguito fino ad una locanda e il tragitto attraverso la città non può essere più strano: richiamati dal canto, tutti i cittadini si affacciano alle porte per guardare con occhi piccoli i nuovi arrivati.
Viktal è proprio un esempio di ospitalità.
I prelati raccontano che una sessantina di anni fa, alcuni folletti hanno distrutto le foreste e due città intere, ed è per questo che non perdono troppo tempo a parlamentare con loro. A quanto pare, l'unico folletto buono è un folletto morto.
Purtroppo è tardi per conferire con Maestro Wyan e la lettera di padre Urian in cui si chiede di posticipare l'esecuzione della giovane Brionna, dovrà attendere.
I nostri si sistemano in locanda e dopo un pasto caldo, si dividono in due piccole stanze, pronti a riposare. Sarà una notte di riposo, oppure qualcosa turberà il sonno dei nostri stanchi e giovani eroi?



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